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La Chiesa di Marina SS. del Carmelo

La Chiesa di Marina SS. del Carmelo

L’impianto originario della chiesa e dell’annesso convento carmelitano pare sia originario del 1531, anno in cui, secondo notizie storiche , si insediarono i frati carmelitani a Cerami. In tempi addietro, a delimitare il sagrato della chiesa vi era la cosiddetta “Croce di pietra” che separava due strade:  una portava a Lavina,  l’altra si congiungeva con l’antica Palermo-Messina che passava per il “Ponte Vecchio”.

Da notare, a tal proposito, che un tempo la chiesa era fuori dell’abitato, mentre, oggi, per via dell’espansione urbanistica, ricade in pieno centro.

Nel 1862, per ordine di una legge del nascente Stato Italiano, i frati dovettero lasciare la chiesa e il convento, e, qualche decennio più tardi, le strutture finirono in mano al governo . Nel 1902, il Comune, affidatario del bene in quanto organo dello Stato, concesse i locali della Chiesa alla nascente Confraternita di Maria SS. del Carmelo, e, successivamente, negli anni Venti, il governo fascista costruì le scuole elementari con i restanti spazi del convento, mentre, un’altra parte veniva ceduta per abitazione civile. 

Oggi, visitando la Chiesa del Carmine è facile intuire come, durante il trascorrere dei secoli, il suo apparato decorativo e architettonico sia mutato da uno stile all’altro, senza lasciare molte tracce delle forme e delle tecniche precedenti. Gli ultimi e recenti restauri realizzati dall’anno 2006 al 2008, curati dal FEC (Fondo Edifici di Culto) sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali di Enna, hanno infatti portato alla luce alcuni aspetti decorativi di cui non si conosceva l’esistenza.

FRATE UMILE DA PETRALIA E IL CROCIFISSO DI CERAMI

Frate Umile, al secolo Giovanni Francesco Pintorno, nacque a Petralia Soprana tra la fine del 1600 e l’inizio del 1601. Nell’età giovanile, Francesco apprese il mestiere di falegname dal padre. Nel novembre del 1623, entrò a far parte dell’ordine dei Francescani con il nome di Frate Umile da Petralia Soprana. Già nel suo primo anno di noviziato, scolpì il primo Crocifisso. Si dice che il mistico artista si accingesse a scolpire i suoi crocifissi in ginocchio, dopo aver meditato e vissuto dentro di sé i dolori della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo .

Il Crocifisso di Cerami, ultimo dei crocifissi realizzati, fu scolpito sul finire del 1638 nel convento di S. Antonino di Palermo. L’opera in origine era, infatti, destinata alla chiesa palermitana del convento di Sant’Antonio da Padova, dove il frate-scultore visse fra il 1633 e il 9 febbraio 1639. In seguito alla sua morte, i frati di Palermo trattennero per loro il Crocifisso che trovarono incompleto nella bottega del Pintorno, pensando che fosse l’ultimo, e cedettero questo, in realtà, ultima opera scolpita, ai padri carmelitani di Cerami. In essa, frate Umile aveva cercato nuove soluzioni formali, diverse dagli altri suoi Crocifissi, portando a compimento quel processo di innovazione che era cominciato col Crocifisso di Salemi.

Il corpo del Cristo, realizzato in legno di tiglio, è perfettamente proporzionato, l’anatomia è studiata in tutti i particolari. Interessanti sono il trattamento e la coloritura del sangue: l’artista pone particolare attenzione nel dipingere le gocce nelle varie tonalità di rosso. Alcune spine della corona si conficcano nella fronte, nel sopracciglio  trapassandolo e persino nella spalla. Il Crocifisso di Cerami è con certezza l’opera della piena maturità artistica dell’autore.

Particolari di eccellente virtuosismo artistico sono i segni evidenti delle percosse (lividure, ferite, squarci, tumefazioni) realizzati quasi sempre negli stessi punti del corpo e con tecniche molto sofisticate. I solchi e le sporgenze provocati dalle funi alle caviglie e ai polsi e le vene sono realizzati ad esempio annegando nell’incamottatura (la preparazione in gesso e colla che precede la stesura del colore) fili di spago e corde di vario spessore. Le numerose piaghe, che quasi deformano alcuni tratti anatomici, le ferite alle ginocchia e ai gomiti, sono invece realizzate con pergamena animale, accartocciata e deformata, come a voler  imitare parti e lembi di pelle lacerata o addirittura lasciando a vista il legno grezzo nelle parti di escoriazioni cutanee.  

Frate Umile da Petralia morirà il 9 febbraio del 1639. Verrà ricordato non solo per le meravigliose testimonianze lasciateci dal punto di vista artistico, ma anche per quelle spirituali in cui fu esempio di altissima devozione e di illuminata osservanza delle regole religiose.